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28 Novembre 2017

E così è finita che ho messo su una playlist su spotify chiamata sad songs , riempito il bicchiere d'acqua fino all'orlo per buttare giù un eventuale groppo alla gola e preso la penna di totoro  con la speranza di poter sciogliermi un po', come ai vecchi tempi. Perché sì. E' passato troppo tempo e sono successe troppe cose dal'ultima volta che ho ascoltato i Mumford&sons, ho riletto troppe volte cose già scritte, ho rivissuto troppe volte cose passate ed e è arrivato il momento di viverne altre. E' come quando si è seduti su uno scoglio d'inverno a fissare il mare e ci chiediamo perché non lo facciamo più spesso, che c'è della poesia nella solitudine e nel dolore, nella nostalgia di una sensazione e nei ricordi un'infelicità passata, presente e futura, Così aspettiamo l'arrivo di una nuova onda abbastanza coraggiosa da scagliarsi sul molo, con le mani che profumano di arancia appena sbucciata e lo stomaco pieno di desiderio , voglia d...

be brave.

Aprii gli occhi. Avevo la sensazione di aver dormito per anni e per un secondo allo stesso momento. Distesa su un letto, circondata da fili e da fredde lenzuola bianche. Quelle fuori dalla porta erano persone? Non ne ero più certa. L’unica cosa di cui ero certa era lei, seduta accanto a me, intenta a leggere un libro, illuminata da un insolito sole di fine Ottobre. Alzò gli occhi dal libro e mi guardò sorridendomi e in un attimo fui circondata dal suo amore. Chiuse il libro e guardò fuori dalla finestra, godendosi quell’ insolito sole di fine Ottobre. Poi la vidi correre verso di me, colta da un improvviso entusiasmo. Quell’entusiasmo che mi toglieva il respiro. Tolse i freni dal letto e lo spinse verso il grande balcone. Fui improvvisamente investita da una forte luce che mi costrinse a chiudere gli occhi, poi calore, e ancora un leggero venticello sulla mia pelle, la sua risata dentro le mie orecchie e la sua morbida testa sul mio petto, abituato a sorreggerla e oggi con...

after.

Non c’è più intimità. No, seriamente. La cosa non mi infastidisce affatto, semplicemente mi fa ridere. Ricevo, di tanto in tanto, dei bei selfie after-sex dai miei amici a CAVOLO!, sono proprio belli: pelle distesa, sguardo languido ed espressione che “sfonda” l’obiettivo. Mi piace parlare di zozzerie, è educativo ed eccitante allo stesso momento, ma io ho una fervida immaginazione figurativa , non dico d’avere delle fantasie sui miei amici (io le ho solo su di me, tiè!), ma immagino cose-che-no, perché dai! Provo a spiegarmi meglio: immaginare conoscenti nell’atto della copulazione me li ridicolizza, sono buffissimi. Fatta questa considerazione, mi chiedo: tutta questa celebrazione pubblica del sesso avviene perché se ne fa poco? Per un vanto? Per semplice condivisione? Propongo un abbraccio di massa in pubblico, voglio vedere in quanti si fanno avanti. p.s:  vorrei un after 50 sfumature di grigio, plz! Lady H. #afterlife

TheDoctor&LadyNo-Sense

2015. Anno lontano, vicino, trascorso e passato per il Dottore, prigioniero ad Algos, ennesimo pianeta sotto assedio da parte dei temibili Dalek. Brutalmente torturato durante l'interrogatorio il Dottore urlò qualcosa. Forse era proprio "qualcosa". Qualcosa di normale, di ovvio, giustificato, logico ed immediato, naturale, intuitivo. Ma i Dalek iniziarono ad inquietarsi, a roteare agitando le armi ed a gracchiare "QUAL-CO-SA". Ma cosa...? Era una specie addestrata alla morte -o per lo meno a rompere la minchia, ma non programmata a ricevere  quel "qualcosa". "Hai detto NON LO SO?!", chiese un Dalek al Dottore. "Sssì.", rispose il Dottore, perplesso. Forse era la prima volta che i Dalek sentivano quella semplice affermazione da parte del Dottore. Il Dottore sapeva sempre tutto, cos'era allora quel "non lo so."? "STER-MI-NA-RE!", urlarono in coro i robot. Il Dottore restò immobile a pensare. ...

quiete.

Un gufo stava appollaiato sul davanzale della sua finestra, grigio e con una testa enorme. Provò a sporgersi per vederlo meglio in viso, le scivolò la mano e… All’ improvviso aprì gli occhi, era stato solo un sogno. Si girò verso la sveglia: le 5:00, ed era Domenica. Infastidita e annoiata si divincolò dal groviglio di lenzuola che la legavano. Restò, così, immobile a pancia in su, con le braccia e le gambe divaricate, assaporando il silenzio della casa, della città, del mondo attorno a lei. Le foto al muro sorridevano a mala pena e guardavano altrove, lontano. Stette a fissare un raggio di sole dividere le ombre sul soffitto, un timido e coraggioso raggio di sole dopo giorni di buio e pioggia. Lentamente si mise a sedere e guardò davanti a sé il baule di quercia sotto la finestra. Come ipnotizzata scese dal letto e si inginocchiò davanti ad esso. Dita intorpidite sfiorarono quel vecchio e sconosciuto baule, da quanto tempo era lì? “Stupida, da sempre!” le dis...

sbarre.

In quelle foto non c'era sorriso, né uno spiraglio di felicità e così, davanti a quel muro pieno di ricordi, gli urlavo tutto l'amore che avevo dentro, quel sentimento senza parole, senza sorriso di circostanza, senza abbracci di consolazione e senza sguardi persi oltre quelle sbarre arrugginite. Fuori, il mondo resta ignaro delle nostre t u r b e e noi ci abbandoniamo. Lady H.  

anni '90.

Sempre 'ste spalle curve in avanti. DRITTA CON LA SCHIENA! Ok, va bene. Ultimo mese di tortura, esame finale in accademia e l'ultimo per sta sessione all'università e poi Torino. No, rEgà, devo staccare col mondo. #ridottacosì Vorrei tornare al millenovecentonovantanove, quando ancora non ero #ridottacosì e imperversava la musica dance, quella che spaKKava e pompava  veramente  nelle casse. Troppi pensieri per la testa, stress, cose da fare e persone da educare e io non c'ho proprio voglia ecco perché mi merito 8 giorni di totale relax con quell'altra pazza che sta per laurearsi. Sto chiudendo un po' di conti in sospeso, ridefinendo la mia borderline e recuperando qualcosa dalla mia "psicosi". E' tutto ancora molto precario, pensieri, opere e omissioni. Io, a volte, la vedo davanti a me che mi sorride e  affronto la vita con più coraggio. Mi fa: "Non pensarci e vai avanti, perché adesso devono capire gli altri, no...