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anni '90.

Sempre 'ste spalle curve in avanti. DRITTA CON LA SCHIENA! Ok, va bene. Ultimo mese di tortura, esame finale in accademia e l'ultimo per sta sessione all'università e poi Torino. No, rEgà, devo staccare col mondo. #ridottacosì Vorrei tornare al millenovecentonovantanove, quando ancora non ero #ridottacosì e imperversava la musica dance, quella che spaKKava e pompava  veramente  nelle casse. Troppi pensieri per la testa, stress, cose da fare e persone da educare e io non c'ho proprio voglia ecco perché mi merito 8 giorni di totale relax con quell'altra pazza che sta per laurearsi. Sto chiudendo un po' di conti in sospeso, ridefinendo la mia borderline e recuperando qualcosa dalla mia "psicosi". E' tutto ancora molto precario, pensieri, opere e omissioni. Io, a volte, la vedo davanti a me che mi sorride e  affronto la vita con più coraggio. Mi fa: "Non pensarci e vai avanti, perché adesso devono capire gli altri, no...
Io continuo a chiedermi, soprattutto in queste occasioni, perché te ne sei voluta andare. Perché? Io non ci so fare col tuo uomo, io non ci so fare col mondo. A me piace stare sola. A me piaceva stare sola con te, perché mi accarezzavi la testa e parlavi dolcemente. Io non ci so fare con me, senza te.

La generazione post Harry Potter.

Penso di aver fatto un buon percorso di lettura. Ho iniziato a leggere J.K 14 anni fa, alla tenera età di 9 anni, in mezzo ai colori pastello, le tazzine da tè di ceramica sul mini tavolino, ciccio bello nel passeggino, le barbie sdraiate sul letto obitorio style e io seduta per terra, sul tappeto con gli orsacchiotti, con la sola luce di un’ abatjour scassata ad illuminare le pagine ruvide di Harry Potter e la pietra filosofale. Gli anni sono passati, sono passate pure le notti insonni pur di finire quei libri prima della scuola, perché era insopportabile l’idea di dover chiudere Harry Potter e riaprirlo dopo 5 ore. Poi vennero i film, gli album di figurine, i gadget, la malattia della scacchiera infinita, le bacchette e intanto le lacrime continuavano a farsi sempre più frequenti, la Rowling mi stava crescendo, mi stava dicendo che non tutto era magia bianca e che i buoni muoiono. Per questo dico di aver fatto un buon percorso, perché sono cresciuta assieme a lei. Perché...

butterfly.

Delia amava la solitudine. Ci stava bene dentro. Aveva tutto lo spazio che voleva, ma vi era posto solo per lei e lei soltanto. Stava bene da sola e non considerate questa forma di ermetismo come uno scudo, una difesa dal mondo, una forma di sociopatia, era solo uno stile di vita. Viveva in un grigio monolocale con una farfalla come animale domestico, che stava lì, sulla parete, sottile, immobile. Uno schizzo impercettibile di colore. Delia stava ore con la faccia appiccicata al freddo muro e le parlava della vita, dei libri, della musica, dell'originale crudeltà dell'uomo, della sua precaria lucidità dominata dal vizio e dalla dipendenza, della prigione della materia, del fuoco distruttivo dell'esaltazione, degli alberi ricoperti di cenere umana e di Vittorio, di Vittorio che rendeva piccolo il suo universo, già così incerto. Vittorio, così simile a lei e così passeggero, che invadeva la sua intimità con l'aria, l'acqua, il fuoco e la terra senza po...

discovery.

Ieri ho scoperto di esser stata, in passato ovviamente, una ragazzina spudorata. Io. Spudorata. Una grassa ragazza con l'acne e la riga in mezzo ai capelli che ci provava con i ragazzi palesemente. Senza accorgersene. Okkei, ero (e sono) piuttosto impacciata, parlavo ad alta voce e ridevo in modo isterico, ma da qui a dire che "si vedeva che ci provavi con me" no. Considerando che sin da piccola sbagliavo persona (e sponda) vorrei riappropriarmi di quella incosciente ingenuità guidata da ormoni che tutt'ora pretendono l'ego che gli spetta. Da piccola ero cosciente che ci fossero ragazzine mooolto più carine di me. Ora sono cosciente che ci sono ragazze e donne molto più brillanti di me,  ma non come me. Eppure se tornassi indietro non so da cosa potrei salvarmi, forse non proverei nemmeno un po' a recuperar mi. Ora raccolgo solo i cocci di quello che è stato e provo a ricostruir mi . …lo guardai negli occhi,  quegli occh...

N.2013 M.2013

Un mio amico si è fatto l'esame di coscienza di fine anno e mi ha chiesto se mi doveva dei soldi. Io non ci credo ancora. E rido perché è la prima cosa "sensata" che sento oggi. La gente non fa altro che creare nuovi e positivi propositi che puntualmente non soddisferà. Non ha senso. Come non ha senso l'attesa per la fine e l'inizio di un nuovo anno, perché ci si aspetta sempre troppo e si ottiene sempre troppo poco. Bitch please. Io adoro stare in mezzo all'anno, periodo Maggio/Giugno, quando ancora si ha tempo di lasciar perdere o provarci ancora, senza l'ansia di ricominciare, senza la speranza di trovare qualcosa di meglio, senza l'angoscia di aver fallito. Schopenhauer dice :  « La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia .» ,   ecco a metà anno io mi trovo immersa in quei labili piaceri. Comunque, aspetto  impaziente l'oroscopo...

cenere calda.

Era l’alba. Un timido sole filtrava tra gli alberi, appena caldo, appena luminoso. Ma lei restava ferma lì, appoggiata al pilastro di legno del portico, avvolta da una coperta che profumava di ricordi. Avrebbe voluto fermare il tempo perché, si sa, la luce spazza via ogni residuo di oscurità, la nebbia si dissolve mostrando ogni peccato commesso, una carezza mancata, uno sguardo fugace che in quel momento si conserva, come un fotogramma in loop di una pellicola rovinata. E le sue guance presero vita. Si portò le mani sul viso. Avrebbe voluto mettere a suo posto ogni pensiero, sensazione, movimento, sospiro, eppure restava immobile, paralizzata dalla reminiscenza di quella biblioteca disordinata di emozioni. Un grammofono suonava note graffiate su, da qualche parte e fu scossa da brividi. Tutte le persone che amava erano lì: suo padre e sua madre che ballavano appena, sua nonna che li guardava, suo nonno che con un cappello calato sulla testa sorrideva e lui lì, accan...