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Old fashioned like Chet Bake

Si sa che sono vecchio stampo. Lo si sa perché trovo della poesia nelle piccole cose; come seguire la danza scoordinata di un granello di polvere che si ritrova immerso, all’improvviso, nel tenue raggio di un sole invernale che attraversa la finestra semi aperta. Sono tutt’ora affascinata dalla figura del postino e del lattaio. Li seguo sempre dallo spioncino del portone ed, in silenzio, aspetto che scompaiano dietro l’angolo e continuo ad aspettare,  immaginandomeli fare la stessa cosa nella via dietro la mia. Per non parlare della Domenica dopo pranzo; le strade deserte, le orecchie piene di telecronache sportive e il naso pieno dell' odore del caffè appena fatto. Si sa che sono vecchio stampo. Lo si sa perché, quando faccio il bagno, immergo sempre le orecchie nell’acqua per sentire i passi del vicino amplificati ma ovattati. Sono tutt’ora ossessionata dal ticchettio della macchina da scrivere e dal suo tintinnio a fine battitura. Riesco ancora a vedere mio ...

28 Novembre 2017

E così è finita che ho messo su una playlist su spotify chiamata sad songs , riempito il bicchiere d'acqua fino all'orlo per buttare giù un eventuale groppo alla gola e preso la penna di totoro  con la speranza di poter sciogliermi un po', come ai vecchi tempi. Perché sì. E' passato troppo tempo e sono successe troppe cose dal'ultima volta che ho ascoltato i Mumford&sons, ho riletto troppe volte cose già scritte, ho rivissuto troppe volte cose passate ed e è arrivato il momento di viverne altre. E' come quando si è seduti su uno scoglio d'inverno a fissare il mare e ci chiediamo perché non lo facciamo più spesso, che c'è della poesia nella solitudine e nel dolore, nella nostalgia di una sensazione e nei ricordi un'infelicità passata, presente e futura, Così aspettiamo l'arrivo di una nuova onda abbastanza coraggiosa da scagliarsi sul molo, con le mani che profumano di arancia appena sbucciata e lo stomaco pieno di desiderio , voglia d...

be brave.

Aprii gli occhi. Avevo la sensazione di aver dormito per anni e per un secondo allo stesso momento. Distesa su un letto, circondata da fili e da fredde lenzuola bianche. Quelle fuori dalla porta erano persone? Non ne ero più certa. L’unica cosa di cui ero certa era lei, seduta accanto a me, intenta a leggere un libro, illuminata da un insolito sole di fine Ottobre. Alzò gli occhi dal libro e mi guardò sorridendomi e in un attimo fui circondata dal suo amore. Chiuse il libro e guardò fuori dalla finestra, godendosi quell’ insolito sole di fine Ottobre. Poi la vidi correre verso di me, colta da un improvviso entusiasmo. Quell’entusiasmo che mi toglieva il respiro. Tolse i freni dal letto e lo spinse verso il grande balcone. Fui improvvisamente investita da una forte luce che mi costrinse a chiudere gli occhi, poi calore, e ancora un leggero venticello sulla mia pelle, la sua risata dentro le mie orecchie e la sua morbida testa sul mio petto, abituato a sorreggerla e oggi con...

after.

Non c’è più intimità. No, seriamente. La cosa non mi infastidisce affatto, semplicemente mi fa ridere. Ricevo, di tanto in tanto, dei bei selfie after-sex dai miei amici a CAVOLO!, sono proprio belli: pelle distesa, sguardo languido ed espressione che “sfonda” l’obiettivo. Mi piace parlare di zozzerie, è educativo ed eccitante allo stesso momento, ma io ho una fervida immaginazione figurativa , non dico d’avere delle fantasie sui miei amici (io le ho solo su di me, tiè!), ma immagino cose-che-no, perché dai! Provo a spiegarmi meglio: immaginare conoscenti nell’atto della copulazione me li ridicolizza, sono buffissimi. Fatta questa considerazione, mi chiedo: tutta questa celebrazione pubblica del sesso avviene perché se ne fa poco? Per un vanto? Per semplice condivisione? Propongo un abbraccio di massa in pubblico, voglio vedere in quanti si fanno avanti. p.s:  vorrei un after 50 sfumature di grigio, plz! Lady H. #afterlife

TheDoctor&LadyNo-Sense

2015. Anno lontano, vicino, trascorso e passato per il Dottore, prigioniero ad Algos, ennesimo pianeta sotto assedio da parte dei temibili Dalek. Brutalmente torturato durante l'interrogatorio il Dottore urlò qualcosa. Forse era proprio "qualcosa". Qualcosa di normale, di ovvio, giustificato, logico ed immediato, naturale, intuitivo. Ma i Dalek iniziarono ad inquietarsi, a roteare agitando le armi ed a gracchiare "QUAL-CO-SA". Ma cosa...? Era una specie addestrata alla morte -o per lo meno a rompere la minchia, ma non programmata a ricevere  quel "qualcosa". "Hai detto NON LO SO?!", chiese un Dalek al Dottore. "Sssì.", rispose il Dottore, perplesso. Forse era la prima volta che i Dalek sentivano quella semplice affermazione da parte del Dottore. Il Dottore sapeva sempre tutto, cos'era allora quel "non lo so."? "STER-MI-NA-RE!", urlarono in coro i robot. Il Dottore restò immobile a pensare. ...

quiete.

Un gufo stava appollaiato sul davanzale della sua finestra, grigio e con una testa enorme. Provò a sporgersi per vederlo meglio in viso, le scivolò la mano e… All’ improvviso aprì gli occhi, era stato solo un sogno. Si girò verso la sveglia: le 5:00, ed era Domenica. Infastidita e annoiata si divincolò dal groviglio di lenzuola che la legavano. Restò, così, immobile a pancia in su, con le braccia e le gambe divaricate, assaporando il silenzio della casa, della città, del mondo attorno a lei. Le foto al muro sorridevano a mala pena e guardavano altrove, lontano. Stette a fissare un raggio di sole dividere le ombre sul soffitto, un timido e coraggioso raggio di sole dopo giorni di buio e pioggia. Lentamente si mise a sedere e guardò davanti a sé il baule di quercia sotto la finestra. Come ipnotizzata scese dal letto e si inginocchiò davanti ad esso. Dita intorpidite sfiorarono quel vecchio e sconosciuto baule, da quanto tempo era lì? “Stupida, da sempre!” le dis...

sbarre.

In quelle foto non c'era sorriso, né uno spiraglio di felicità e così, davanti a quel muro pieno di ricordi, gli urlavo tutto l'amore che avevo dentro, quel sentimento senza parole, senza sorriso di circostanza, senza abbracci di consolazione e senza sguardi persi oltre quelle sbarre arrugginite. Fuori, il mondo resta ignaro delle nostre t u r b e e noi ci abbandoniamo. Lady H.  

anni '90.

Sempre 'ste spalle curve in avanti. DRITTA CON LA SCHIENA! Ok, va bene. Ultimo mese di tortura, esame finale in accademia e l'ultimo per sta sessione all'università e poi Torino. No, rEgà, devo staccare col mondo. #ridottacosì Vorrei tornare al millenovecentonovantanove, quando ancora non ero #ridottacosì e imperversava la musica dance, quella che spaKKava e pompava  veramente  nelle casse. Troppi pensieri per la testa, stress, cose da fare e persone da educare e io non c'ho proprio voglia ecco perché mi merito 8 giorni di totale relax con quell'altra pazza che sta per laurearsi. Sto chiudendo un po' di conti in sospeso, ridefinendo la mia borderline e recuperando qualcosa dalla mia "psicosi". E' tutto ancora molto precario, pensieri, opere e omissioni. Io, a volte, la vedo davanti a me che mi sorride e  affronto la vita con più coraggio. Mi fa: "Non pensarci e vai avanti, perché adesso devono capire gli altri, no...
Io continuo a chiedermi, soprattutto in queste occasioni, perché te ne sei voluta andare. Perché? Io non ci so fare col tuo uomo, io non ci so fare col mondo. A me piace stare sola. A me piaceva stare sola con te, perché mi accarezzavi la testa e parlavi dolcemente. Io non ci so fare con me, senza te.

La generazione post Harry Potter.

Penso di aver fatto un buon percorso di lettura. Ho iniziato a leggere J.K 14 anni fa, alla tenera età di 9 anni, in mezzo ai colori pastello, le tazzine da tè di ceramica sul mini tavolino, ciccio bello nel passeggino, le barbie sdraiate sul letto obitorio style e io seduta per terra, sul tappeto con gli orsacchiotti, con la sola luce di un’ abatjour scassata ad illuminare le pagine ruvide di Harry Potter e la pietra filosofale. Gli anni sono passati, sono passate pure le notti insonni pur di finire quei libri prima della scuola, perché era insopportabile l’idea di dover chiudere Harry Potter e riaprirlo dopo 5 ore. Poi vennero i film, gli album di figurine, i gadget, la malattia della scacchiera infinita, le bacchette e intanto le lacrime continuavano a farsi sempre più frequenti, la Rowling mi stava crescendo, mi stava dicendo che non tutto era magia bianca e che i buoni muoiono. Per questo dico di aver fatto un buon percorso, perché sono cresciuta assieme a lei. Perché...

butterfly.

Delia amava la solitudine. Ci stava bene dentro. Aveva tutto lo spazio che voleva, ma vi era posto solo per lei e lei soltanto. Stava bene da sola e non considerate questa forma di ermetismo come uno scudo, una difesa dal mondo, una forma di sociopatia, era solo uno stile di vita. Viveva in un grigio monolocale con una farfalla come animale domestico, che stava lì, sulla parete, sottile, immobile. Uno schizzo impercettibile di colore. Delia stava ore con la faccia appiccicata al freddo muro e le parlava della vita, dei libri, della musica, dell'originale crudeltà dell'uomo, della sua precaria lucidità dominata dal vizio e dalla dipendenza, della prigione della materia, del fuoco distruttivo dell'esaltazione, degli alberi ricoperti di cenere umana e di Vittorio, di Vittorio che rendeva piccolo il suo universo, già così incerto. Vittorio, così simile a lei e così passeggero, che invadeva la sua intimità con l'aria, l'acqua, il fuoco e la terra senza po...

discovery.

Ieri ho scoperto di esser stata, in passato ovviamente, una ragazzina spudorata. Io. Spudorata. Una grassa ragazza con l'acne e la riga in mezzo ai capelli che ci provava con i ragazzi palesemente. Senza accorgersene. Okkei, ero (e sono) piuttosto impacciata, parlavo ad alta voce e ridevo in modo isterico, ma da qui a dire che "si vedeva che ci provavi con me" no. Considerando che sin da piccola sbagliavo persona (e sponda) vorrei riappropriarmi di quella incosciente ingenuità guidata da ormoni che tutt'ora pretendono l'ego che gli spetta. Da piccola ero cosciente che ci fossero ragazzine mooolto più carine di me. Ora sono cosciente che ci sono ragazze e donne molto più brillanti di me,  ma non come me. Eppure se tornassi indietro non so da cosa potrei salvarmi, forse non proverei nemmeno un po' a recuperar mi. Ora raccolgo solo i cocci di quello che è stato e provo a ricostruir mi . …lo guardai negli occhi,  quegli occh...

N.2013 M.2013

Un mio amico si è fatto l'esame di coscienza di fine anno e mi ha chiesto se mi doveva dei soldi. Io non ci credo ancora. E rido perché è la prima cosa "sensata" che sento oggi. La gente non fa altro che creare nuovi e positivi propositi che puntualmente non soddisferà. Non ha senso. Come non ha senso l'attesa per la fine e l'inizio di un nuovo anno, perché ci si aspetta sempre troppo e si ottiene sempre troppo poco. Bitch please. Io adoro stare in mezzo all'anno, periodo Maggio/Giugno, quando ancora si ha tempo di lasciar perdere o provarci ancora, senza l'ansia di ricominciare, senza la speranza di trovare qualcosa di meglio, senza l'angoscia di aver fallito. Schopenhauer dice :  « La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia .» ,   ecco a metà anno io mi trovo immersa in quei labili piaceri. Comunque, aspetto  impaziente l'oroscopo...

cenere calda.

Era l’alba. Un timido sole filtrava tra gli alberi, appena caldo, appena luminoso. Ma lei restava ferma lì, appoggiata al pilastro di legno del portico, avvolta da una coperta che profumava di ricordi. Avrebbe voluto fermare il tempo perché, si sa, la luce spazza via ogni residuo di oscurità, la nebbia si dissolve mostrando ogni peccato commesso, una carezza mancata, uno sguardo fugace che in quel momento si conserva, come un fotogramma in loop di una pellicola rovinata. E le sue guance presero vita. Si portò le mani sul viso. Avrebbe voluto mettere a suo posto ogni pensiero, sensazione, movimento, sospiro, eppure restava immobile, paralizzata dalla reminiscenza di quella biblioteca disordinata di emozioni. Un grammofono suonava note graffiate su, da qualche parte e fu scossa da brividi. Tutte le persone che amava erano lì: suo padre e sua madre che ballavano appena, sua nonna che li guardava, suo nonno che con un cappello calato sulla testa sorrideva e lui lì, accan...

"Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile..."

In questo periodo passo molto tempo al telefono, vedi per cercare casa, per appuntamenti, per litigare, per lamentarmi, e altre cose seccanti, e il 40% delle volte il telefono squilla a vuoto. Quindi, per non esasperarmi ho imparato a sorridere all'idea che magari non mi rispondono perché stanno facendo l'amore. E' una cosa bellissima e terapeutica. Poi capita che non rispondo nemmeno io c: Lady H.

Testimoni.

Fa così male leggere tra i pensieri chiari di un uomo. Pensieri che erano parole, gesti, emozioni, verità uniche, irripetibili. La sensazione di impotenza davanti a quei ricordi, a quei sentimenti che furono ma che segnarono la sua esistenza. Xenofobia . Paura di essere diversi, nuovi. E di non essere sopraffatti da quel che è stato già fatto. Gelosi del passato. Testimone di un amore,  non il mio. Lady H.

prime volte.

Serranda chiusa. Solo la luce del pc acceso. Il ventilatore sparato addosso. E l'ennesimo album ascoltato per l'ennesima volta. Mi sono resa conto di essere una tipa da punto e accapo. Si ragiona meglio così. Si ha anche la possibilità di iniziare un nuovo discorso quando si vuole. E ad ogni capoverso si respira. E' come se ogni volta fosse la prima. Perché, diciamolo, la prima volta è unica nel suo genere. Come la prima volta che ti ubriachi, che mangi un fico appena colto, la prima volta che sali su un palcoscenico, quando ti batte forte il cuore per un ragazzo, la prima volta che baci una ragazza o quando il ragazzo che ti piace ti guarda (magari stava guardando quella dietro di te). La prima volta che guardi negli occhi la tua migliore amica e scoppi a piangere e a ridere contemporaneamente perché siete accomunate dalla stessa stupidità. La prima volta che ti senti viva. La prima volta che baci un ragazzo, la prima volta che lo tocchi e la prima volta co...

senzauntitolo.

Mio padre qualche giorno fa: "Dov'è finita la mia cara, dolce e delicata figliuola? Perché sei così volgare?", e dall'alto della mia acidità ho risposto: "Sono lesbica." Ovviamente non ha senso come risposta, per questo voglio sfatare questo mito delle lesbiche maschie e degli omosessuali femmini. (Sento già la tensione dell'argomento...) Sì, ho un modo di fare piuttosto rude, sì, vesto spesso e volentieri come un indiano per potermi sedere a gambe aperte, sì, sono stata scambiata per questo mio modo di comportarmi per una lesbica. Il che non mi dispiace, ma onestamente io sono un nero gay mancato. (Sbaglio o la vena razzista si taglia con un grissino?!) Concludiamo in fretta questo inutile ed ovvio post dicendo: anche le lesbiche sono delicate come pulzelle che raccolgono margherite e anche gli omosessuali sono uomini che guardano film d'azione. Poi ci sto io, che sono un ibrido. Lady H.

disumano.

Odio l'Estate. Ibernatemi, svegliatemi a Settembre, come dice qualcuno. Anzi a fine Novembre, meglio. Nessuna reazione. bestemmie. ambulanza. lacrime. silenzio. attesa. ospedali. radiazioni. occhi spaventati. pastina scotta. pollo insipido. sedie. lamenti. libro. opinioni. risultati. buone notizie. cattive notizie. speranza. specialisti. trasferimenti. riabilitazione. speranza. silenzio. abitudine. aiuto. sorrisi. stanchezza. abbracci. foto. trasferimento. odore. confusione. nessuna reazione. speranza. ricaduta. trasferimento. analisi. trasferimento. odore. 21 baci. speranza. ricaduta. trasferimento. sorriso. reazione. speranza. sorrisi. comprensione. dolcini. piaghe. morbidezza. finestre. vento. sole sulla pelle. ricaduta. arresto. trasferimento. attesa. cattive notizie. succo gastrico. sangue. occhi pieni di terrore. lacrime. spasmi. nessun senso. mi vuoi bene? ti tengo la mano. nessuna speranza. nessun passato. mi vuoi bene? freddo. vuoto. Odio l'Estate. Perché il ...

reini mud.

Un lampo. Un tuono. I vetri sopra la sua testa che tremano. Gocce. Si mise a sedere sul letto e stette a guardare fuori la luce del lampione frammentata dalla pioggia. Adorava gli acquazzoni estivi. Adorava il riflesso dell'acqua, che scivolava sui vetri, sulla sua pelle. Un tatuaggio eterno che lavava via ogni imperfezione, ogni timore, ogni ostacolo. Allungò la mano verso il suo corpo nudo fino a creare un'ombra su di esso. Un'ombra labile, che al sorgere del sole lascia il posto alla luce che asciuga tutto, anche i ricordi. Anche gli occhi. Lady H.