Passa ai contenuti principali

Post

Un cucchiaino di limoncello con S. King.

Sono giorni che ho un lancinante dolore al basso ventre. Non è un dolore fisico . Parte dalle braccia, mi fa venire la pelle d'oca, mi fa il solletico ai fianchi e poi si ferma lì, in attesa di qualcosa. qualcuno. Dave   non mi aiuta affatto, continua a dimenarsi come il peccato che desidero commettere. A proposito di peccato , qualche giorno fa ho acquistato e letto " Carrie ", di Stephen King. L'Estate scorsa mi hanno fatto scoprire questo fantastico scrittore e me ne sono innamorata; della sua scrittura che ha qualcosa che rasenta il sacro. Una scrittura fatta di aggettivi, dettagli, come piace a me. E non puoi fare a meno di affezionarti ai personaggi, sbagliati, sociopatici, eccentrici che siano, non puoi fare a meno di seguirli nel loro viaggio e ti ritrovi lì, circondato da colori un po' vintage, con i bordi strappati e qualche macchia. Con Carrie  ti ritrovi il sapore del sangue in bocca, ma è un sapore legittimo, doveroso. Basta con l'inno...

Il Growl è Donna.

In ricordo della mia frivola adolescenza poser metal, qualche tempo fa sono andata ad un concerto appunto metal e devo dire che ne sono uscita leggermente indolenzita quanto euforica. Non era un semplice gruppo quello sul palco, non era il solito gruppetto e non c'era il solito pubblico. Quelli sul palco erano i LyricaLCross e quello sotto era un pubblico amato, venerato. Quattro componenti, tre uomini e una donna che sono scesi a patti col diavolo per avere al posto del sangue il fuoco della passione per la musica, carisma,  forza e amore per i fans. Cos' hanno in più i LyricaLCross rispetto agli altri? Hanno una cantante, Emy LC Vice , che oltre ad essere l'ideatrice del progetto è anche colei che trascina il pubblico in una vera e propria " wall of death " di emozioni, euforia e follia quasi primordiale. Hanno un batterista,   Fabry LC Horns , che a colpi di doppio pedale inarrestabile, diventa una macchina da guerra ch...

Occhio a Pietro Blanca!

Oggi ho voglia di parlarvi, attraverso uno schermo, di un artista: Pietro Blanca.  Non è un’intervista. E’ una confidenza , la mia. Pietro Blanca, un quasi venticinquenne di Catania, non si limita a professare una sola forma di talento, ma una vera e propria molteplicità di virtù. Un  “poliartista”, mi piace definirlo. Cresciuto in un ambiente lirico, passata l’infanzia da voce bianca, ecco che il timbro vocale cambia, si fa più cupo, la barba inizia a crescere; è un giovanotto ormai e ha scoperto come conquistare il cuore delle ragazze: con la chitarra. Così inizia a farsi da sé. in basso, in ginocchio Da autodidatta prima e sotto la guida di maestri poi, si lancia nel mondo del Metal con i “ Lost Ape Of Killa ”. Dopo anni di pogo, dopo parecchi successi nell’ ambiente catanese e non, dopo aver fatto crescere in altezza una folta chioma riccia per fare headbanging, ci dà un taglio, nel vero senso della parola. Tolto il codino, scop...

Welcome to my world.

Getto il pigiama sul letto. Vorrei che fosse fatto di cristallo per ridurlo in mille pezzi. E sono solo le 11 del mattino. Questa settimana inizia davvero bene. Mi vesto con rabbia, vorrei graffiarmi ovunque. Metto scarpe più grandi della mia misura. Sono di maman. Esco sbattendo il portone. La gente si gira dalla mia parte. Prego che l’ossigeno torni al cervello. “Buongiorno.” Occhiolino. La gente ha deciso di morire. Oggi. Torno a casa e mi siedo al pc. Benvenuti nel mio mondo. I Depeche Mode mi accolgono così. Benvenuti nel mio mondo, Dave ha ragione. Gli occhi a me, gli occhi a me, gli occhi  a me… Devo impazzire una volta ogni tanto,  permettimelo. “ ... sai, c’è gente oggettivamente bella. Poi ci sei tu, oggettivamente rompicoglioni. Almeno hai qualcosa di oggettivo.” DIO, come amo questa sensazione adrenalinica. No, sono le solite cose, le solite cose che ad un certo punto escono per quello che sono. Sono una Nazista . Sen...

amante.

"Dev, ma non è Julia quella?" E immediatamente la musica smise di suonare nella mia testa... Era distante ma il mio naso si riempì subito del suo profumo, lo stomaco dei suoi baci, le mani del suo corpo, e per un attimo mi ritrovai su quel balcone, avvolto da lei e dal suo respiro sulla clavicola... Con una mano la tenevo stretta a me, con l'altra la facevo mia. Il ricordo dei suoi baci mi provocò una familiare sensazione al basso ventre, familiare ma unica. Feci scivolare la mano sotto il suo vestito rosso e mi feci spazio dentro di lei. Adoravo guardarla chiudere gli occhi e mordersi il labbro inferiore. Riprese a baciarmi con più passione di prima. Alzò una gamba per avvinghiarla attorno a me, chiedendo con quel gesto di farmi spazio ancora di più dentro di lei. Alla vista della sua nuda gamba e ad ogni suo gemito sarei potuto morire in quell'istante, ma solo quando la sua mano si fece strada dentro i miei pantaloni capì di esser ancora vivo. ...

tramonti.

Guardavo fuori dalla finestra. Il tramonto si faceva spazio tra grattacieli incompleti e le macchine sfrecciavano veloci sotto di essi, guidate da uomini desiderosi di tornare a casa, desiderosi come lo ero stata io poche ore prima, desiderosi di umanità e intimità. Le sue dita sfiorarono la mia schiena nuda, tra le scapole, lungo i fianchi e mi attirò a se. Era la cosa che mi destabilizzava di più, era l’incognita della mia vita eppure mi sentivo al sicuro con lui, mi sentivo sicura. Infilò il naso tra i miei capelli e mi strinse forte, mozzandomi il fiato. “A che pensi?” mi chiese. A cosa pensavo? Erano anni che ero in balia della sua passione, erano anni che lui si rifugiava in me, pausa della sua vita, ma continuava a restare libero da ogni sentimento, da me. Mi girai a guardarlo ed ebbi i suoi baffi sulla mia bocca. “Che c’è?” insistette. “Cosa vuoi?” gli chiesi. “Te.” “Mi hai già, ma tu cerchi di più…” “Io ho già di più, tu che vuoi?” “Voglio essere...

clouds.

"Jenni, esci da quella vasca! Finirà per prendersi un accidente quella ragazza..." disse allontanandosi dalla porta mia nonna. "Fa caldo, lasciala stare." Ero così rilassata che riuscivo a sentire il fumo della sigaretta uscire dalla bocca di mio padre mentre parlava e il frusciare della gonna di mia nonna tra le pareti strette del corridoio. Avevo perso la cognizione del tempo, anche dello spazio. Erano passati minuti, ore, decenni? La schiuma si era già dissolta, ma avevo il profumo del sapone alla vaniglia su per il naso. Guardavo lo scorrere delle nuvole dalla finestra sul soffitto. Avevo la sensazione di essere fuori, nessun muro a separarmi dal mondo, nessuna pelle, nessun cuore, solo il lento e ritmato viaggiare delle nuvole spinte dal mio respiro. Sola  con il mondo attorno. Vulnerabile  per esser cresciuta così in fretta. Indefinita come i sentimenti. Cosa c'era che andava? Tutto. Dall'odore dei pancake in cucina, dall'abbaiare d...