... in frac

... in frac

giovedì 28 febbraio 2013

clouds.

"Jenni, esci da quella vasca!
Finirà per prendersi un accidente quella ragazza..." disse allontanandosi dalla porta mia nonna.

"Fa caldo, lasciala stare."
Ero così rilassata che riuscivo a sentire il fumo della sigaretta uscire dalla bocca di mio padre mentre parlava e il frusciare della gonna di mia nonna tra le pareti strette del corridoio.
Avevo perso la cognizione del tempo, anche dello spazio.
Erano passati minuti, ore, decenni?
La schiuma si era già dissolta, ma avevo il profumo del sapone alla vaniglia su per il naso.
Guardavo lo scorrere delle nuvole dalla finestra sul soffitto.
Avevo la sensazione di essere fuori, nessun muro a separarmi dal mondo, nessuna pelle, nessun cuore, solo il lento e ritmato viaggiare delle nuvole spinte dal mio respiro.


Sola con il mondo attorno.
Vulnerabile per esser cresciuta così in fretta.
Indefinita come i sentimenti.

Cosa c'era che andava?
Tutto.
Dall'odore dei pancake in cucina, dall'abbaiare dei cani in cortile, dal gocciolare del rubinetto, fino alla mia pelle d'oca.

Eppure l'acqua iniziava a tingersi di rosso, piano, piano.
Osservavo incuriosita l'avanzare del sangue.
Cos'avrebbe detto lei?
Ah, sì... "E così sei diventata una donna. La mia bambina è una donna ormai" e magari m'avrebbe fatto uno dei suoi soliti sorrisi che le ricoprivano la faccia di felicità, quella faccia che stentavo a ricordare sorridente.

Cosa c'era che andava?
Tutto.
Purtroppo.
Dalle lenzuola profumate, dalle urla della vicina che richiamava il figlio, dalla partita di football alla radio, fino alla sua "presenza" dentro di me.

Eppure ora sono come te, una donna.



Lady H.






mercoledì 27 febbraio 2013

Subway, 1958.

"Perché mi guardano così?" pensavo.
I bambini bisbigliavano tra di loro quando... "Ehi, ma che pagliaccio sei senza naso?!"
Mi toccai la punta del naso e mi accorsi di non averlo.

E così eccomi qui, in metropolitana, appoggiato al muro che aspetto il mio treno, ricoperto di torta e con 2 dollari in tasca.
"Che pagliaccio sei senza naso?!"
Eppure non era il naso che mi mancava, sentivo dentro qualcos'altro o forse non lo sentivo proprio.
Dal tunnel arrivò una folata di vento e polvere e chiusi gli occhi...

Che stai facendo? Ti sei annullato.
Non esisti più.
Chi sei?
Lo hai dimenticato.
Stai sacrificando tutto te stesso.
Stai impiegando tutte le tue energie per realizzare i sogni degli altri.
E tu?
Ci sarai sempre e non per te stesso.
Quindi preparati a restare da solo.
Preparati.
Oppure ritrovati.
Cercati.
Ricomincia.
Ora.

"Mi scusi?"
Riaprii gli occhi a fatica.
"Le è caduto questo."
Un ragazzino mi porse un naso di gomma rosso e scappò verso l'uscita.
"Ma come...?"
Arrivò il mio treno e perplesso, col mio naso di gomma tra le dita, salì.
E (ri)cominciai a ridere...



Lady H.


domenica 24 febbraio 2013

Happiness is being together.

E' tempo di rilassarsi.
Stasera lo faccio davvero e lo faccio con Shakti, un gruppo indo-britannico, che vi consiglio di ascoltare (QUI l'album che sto ascoltando).

Erano mesi che aspettavo di scrivere qualcosa di tranquillo, eppure non ho niente da dire.
Sta avvenendo una lenta e graduale ripresa che mi spinge a trovare un senso in quello che faccio.
Finalmente sto bene in mezzo alla gente.

Questa nuova consapevolezza mi ha fatto capire che non sola.
Qualcosa brilla in lontananza.
Io intanto cammino.


Lady H.




sabato 9 febbraio 2013

A voi la linea.

Ormai la gente è così a corto di parole che pensa di dire le cose tramite le canzoni.

Purtroppo la vita non è un musical.


Lady H.


lunedì 4 febbraio 2013

relationshit.

Erano seduti l'uno davanti all'altra, in silenzio.
Il rubinetto della cucina scandiva i pensieri di entrambi.
Lei fumava una sigaretta.
Lui sorseggiava un amaro.
Nessuno dei due batteva ciglio, si guardavano fissi.
Litigavano tacendo.


<TI ODIO!> pensava lei, sputando fumo dal naso.
<Non capisci niente. Sei come tutti gli altri, ottuso. Che cazzo aspetti a parlare? Ti credi superiore, facendo così? Che essere elementare è il maschio. Tu sei stupido, invece. Della peggior specie. Pensi di scoparmi dopo? Credi che anche stavolta io ci passi sopra? Non conosci limiti. Non capisci proprio. Non sei nemmeno così divertente. Ti basterebbe così poco per rendere tutto più semplice, e invece no... ti ostini a... a... A NON FARE UN CAZZO. E certo, hai avuto tutto servito su un piatto d'argento. Spesso mi chiedo cosa si provi ad avere il vuoto in testa. Purtroppo so cosa significa avere il vuoto dentro, mi basta guardarti per conoscere l'insoddisfazione. Sono infelice! Vorrei esser te. Vorrei aver avuto anche io una come me, che facesse tutto lei. Bastava che l'amassi, non importava se avessi dovuto dimostrarle qualcosa, lei sopportava. Comunque sapeva chi fossi.
Ho sempre sperato che ti svegliassi, ma sei sempre appartenuto al tuo mondo, nulla può smuoverti.
Io sono stanca...
> spense la sigaretta e sospirò.

Era un discorso perfetto, ma prima di parlare voleva dargli qualche secondo in più.

<Che vuole? Perché continua a fissarmi come se le avessi ucciso il gatto? Che ho fatto di male adesso? Sarà il suo periodo, avrà le sue cose... Il Disaronno sta finendo, ma se mi alzo quella m'ammazza. Che bella, però. Ecco, ha inarcato il sopracciglio e vorrei saltarle addosso. Che ho fatto? Pensa, pensa, pensa... niente. Aspetta, mi stava raccontando una cosa poco fa, ma cosa? Che cazzo, però! Non può continuamente avercela con me. Devo pisciare. Se le chiedo che ha impazzisce. Se le dico che è bellissima  quando è incazzata impazzisce lo stesso. Se le dico che l'amo... impazzisce, sì.> meditava lui.

<E adesso che cazzo fa? Giuro che se...>, ma lui l'aveva raggiunta e l'aveva abbracciata sussurrandole all'orecchio <Scusa.> 
Ogni muscolo del suo corpo si rilassò all'istante, lei si girò ricambiando l'abbraccio. 
Qualsiasi cosa fosse successo adesso non aveva più importanza, ma presto sarebbe stato un altro l'errore.



Storia di una pazz(i)a.


Lady H.