... in frac

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lunedì 11 marzo 2013

tramonti.


Guardavo fuori dalla finestra.
Il tramonto si faceva spazio tra grattacieli incompleti e le macchine sfrecciavano veloci sotto di essi, guidate da uomini desiderosi di tornare a casa, desiderosi come lo ero stata io poche ore prima, desiderosi di umanità e intimità.

Le sue dita sfiorarono la mia schiena nuda, tra le scapole, lungo i fianchi e mi attirò a se.
Era la cosa che mi destabilizzava di più, era l’incognita della mia vita eppure mi sentivo al sicuro con lui, mi sentivo sicura.
Infilò il naso tra i miei capelli e mi strinse forte, mozzandomi il fiato.
“A che pensi?” mi chiese.
A cosa pensavo?
Erano anni che ero in balia della sua passione, erano anni che lui si rifugiava in me, pausa della sua vita, ma continuava a restare libero da ogni sentimento, da me.
Mi girai a guardarlo ed ebbi i suoi baffi sulla mia bocca.
“Che c’è?” insistette.
“Cosa vuoi?” gli chiesi.
“Te.”
“Mi hai già, ma tu cerchi di più…”
“Io ho già di più, tu che vuoi?”
“Voglio essere libera.
Voglio me.
Senza te.”

L’essere umano in fondo è masochista, potrebbe avere di più ma vive in funzione degli altri.

Ora lasciami libera.


Lady H.




2 commenti:

  1. L'umanità e l'intimità possono essere un bel firewall, paradossalmente.

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    Risposte
    1. Io li considerò come un bel cuscino di piume, morbido, morbido su cui poggiare la testa, purtroppo oggi vendono solo cuscini ortopedici e sintetici.
      Magari dalla nonna uno lo si trova :D

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