... in frac

... in frac

sabato 5 aprile 2014

La generazione post Harry Potter.

Penso di aver fatto un buon percorso di lettura.
Ho iniziato a leggere J.K 14 anni fa, alla tenera età di 9 anni, in mezzo ai colori pastello, le tazzine da tè di ceramica sul mini tavolino, ciccio bello nel passeggino, le barbie sdraiate sul letto obitorio style e io seduta per terra, sul tappeto con gli orsacchiotti, con la sola luce di un’ abatjour scassata ad illuminare le pagine ruvide di Harry Potter e la pietra filosofale.

Gli anni sono passati, sono passate pure le notti insonni pur di finire quei libri prima della scuola, perché era insopportabile l’idea di dover chiudere Harry Potter e riaprirlo dopo 5 ore.
Poi vennero i film, gli album di figurine, i gadget, la malattia della scacchiera infinita, le bacchette e intanto le lacrime continuavano a farsi sempre più frequenti, la Rowling mi stava crescendo, mi stava dicendo che non tutto era magia bianca e che i buoni muoiono.

Per questo dico di aver fatto un buon percorso, perché sono cresciuta assieme a lei.
Perché dico questo?
Perché ieri ho finito di leggere “Il seggio vacante” e sono ritornata indietro di 14 anni ma con la testa e l’esperienza di un’adulta, ed è stato uno shock.
Basta con i maghetti pronti a sacrificarsi, basta col cattivo senza naso, qui i cattivi sono solo i poveri d’animo.

Ma di cosa parla il seggio vacante?
Parla del disagio adolescenziale e della paura di mezza età.
Dove i ragazzi hanno perso la loro innocenza e devono rimediare agli errori “dei grandi”, che si azzuffano per una vana gloria, per una “vittoria mutilata”.
Ragazzi che nuotano nell’ero e i pannolini sporchi, frutto di un possibile incesto, valvola di sfogo delle insicurezze, in balia dell’indifferenza e del grasso cittadino, costretti a subire i capricci ormonali degli adulti, divisi dai confini terreni ma uniti della voglia di cambiare, qui o lì.
Soli, davanti a genitori ciechi e abbagliati dalla perdita della guida, perché l’uomo più cresce più deve dipendere da qualcuno, perché solo non può farcela.


Allora cosa insegna la vita?
Ad andare avanti, davanti a piccole bare, lamette, sigarette e pettegolezzi, perché la vita non è quella degli altri, la vita è quella che ti si presenta davanti agli occhi, e J.K ci fa vedere la sua, 14 anni dopo.


Lady H.

2 commenti:

  1. Anonimo7/04/2014

    Leggerti è un piacere, riesci ad accompagnare il lettore con "carezze verbali" per poi spingerlo a tuffarsi in un oceano di parole colme di sogni ed immagini uniche. Ti adoro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Wow.
      Sono imperdonabile per il ritardo di questa risposta e non merito questo G I G A N T E S C O ed esagerato complimento.
      Ti ringrazio e... wow.
      :D

      Elimina